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Giovanni Amodio – Bari 31Ottobre 1999                                                                                                                      Afferma il critico letterario Ugo Friedrich nel suo libro “ Lastruttura della lirica moderna edito da Garzanti: “Lo sguardo poetico penetra attraverso una realtà cosciente frantumata (divisa) fin nel suo suggestivo mistero”. La considerazione sembra calzare perfettamente alla ricerca artistica di Biagio Cardia, che coniuga l'esperienza sull' immagine ri-creata dalla fotografia, allo stesso modo con cui, spingendosi oltre il mezzo tecnico e la sua peculiarietà, giunge verso la pittura arricchita e che si svolge al Divisionismo storico, la corrente “Pointillisme” sorta in Francia con l'opera di Seurat e Signac e che utilizzava “la divisione” come fattore deliberatamente teso all'unificazione visiva, con l'aggiunta di nuove possibilità di restituire fascinazione alla conquista dei “punti luce”. La partenza teorica e le leggi ottiche ponevano presupposti scientifici, un mosaicismo per vibrazioni luminose che il puntinismo esaltava nella valenza delle cromie. Alla stessa stregua l'artista siciliano Cardia esplora ogni possibile osmosi tra i fenomeni fisici e quelli estetici, tra le scoperte della scienza e l'applicazione dell'arte alla maniera di Jarrj e della “Patafisica” (soluzione delle scienze immaginarie) fondando addirittura una tendenza specifica che suona come manifesto, appunto denominato “La Fisica”. Biagio Cardia si interessa al mondo cosmico e alla sua visione restituita tra l'armonia. fantastica e la ipotesi realistica in connubio, grazie alla fusione ideale del processo fotografico e di quello pittorico. Ma non passa attraverso la via più semplice dell'iperrealismo pittorico, sceglie l'esperienza divisionistica di tante acclamate mostre, di tanti interventi artistici, sottolineati dalla critica e dal pubblico. Scrutare l'universo e restituirne il mistero e il fascino attraverso l'emozione pittorica, rimane l'obiettivo dichiarato di questo artista dell'immagine virtuale immagine calibrata sintesi di scelte ottiche ed estetiche, per soluzioni e sperimentazioni giocate tra figurazione e astrazione.

Salvatore Perdicaro - “l' Elite” 2000                                                                                                                                     La pittura di Biagio Cardia trasfonde, nei fervidi ritmi delle luci e dei colori, aspetti ed elementi naturalistici e paesaggistici, filtrati da un'emozionalità che continuamente si rinnova nel misurarsi con la realtà ispiratrice. La traduzione estetica degli stati d'animo,delle percezioni e dei sentimenti si definisce in questa pittura con suggestiva forza narrativa attraverso una vibratile orchestrazione dei colori, tessendo nel gesto creativo sensazioni e intuizioni amplificate dalla fantasia, per realizzare,come afferma lo stesso artista, “una completa espressività artistica con il profondo impegno di corpo, mente e anima” il linguaggio pittorico di Cardia essenzializza la figurazione e la riformula con originalità, condensando nelle atmosfere e nel dinamico accendersi della materia cromatica le pulsazioni dell'interiorità e le simboliche interpretazioni di contenuti e valori indotti da una sensibile osservazione della realtà.         

Marcello Chiantia – Febbrai 2000                                                                                                                                         E' il caso di Biagio Cardia che ha riscosso positivo ed entusiastico consenso del pubblico nelle numerose personali allestite nel corso della sua carriera. Fotografo nella vita, ha sin dall'inizio avuto modo di esprimere quel talento artistico e quell'amore per la realtà abilmente filtrata dall'obiettivo; nella pittura, continuando il suo cammino introspettivo, riesce a profondere tutta la sua sensibilità in una implosione di colori e forme. In primo piano emergono essenze cromatiche di un realismo più vero, più concreto, del paesaggio siciliano, con un intercalare di rossi e azzurri cobalto vivificati dalla luce e dalla pulizia di colore che, nella tecnica dell'olio su tela, non semplicemente si raggiunge. I soggetti sono affrontati con spontaneo vigore e buon senso del ritmo e dell'inquadratura; la sua pittura straordinariamente espressiva attraverso, anche, la pulizia dei tratti e dei fattori cromatici. L'accostamento di tecniche impegnative ed esclusive, realizza una armoniosa creatura: è la luce che canta la vita.

Lillo Maiolino “Centonove” Messina 02 Marzo 2001 "Prima mostra l' Irrealismo è Verità"                                                           Irreale etimologicamente significa privo di realtà, ciò che nella realtà oggettiva non esiste. Ma nella pittura tutte le certezze si assottigliano, quello che appare reale può essere una interpretazione visiva dell'occhio...........Cardia è un po' il papà del movimento peloritano. Studioso di fisica e scienza ha voluto soffermare la sua attenzione sulle “scoperte di laboratorio” studi sul reale che non posseggono niente di reale. Tema dominante il colore, che sia olio che sia sabbia applicata alla tela e colorata.

Vittoria Bellomo Galleria “Il Centauro” 11 Aprile Bari 2001                                                                                                 Le tele di Cardia Biagio che ha eseguito interessanti opere che guardano ai fenomeni del cielo;comete, resti di supernove- nebulose, potrei definirla una sorta di pulsione verso il futuro, quasi che Cardia suggerisse che il domani dell' umanità bisogna ricercarlo guardando in alto, alle risorse ed insieme ai pericoli insiti nei corpi celesti, alla straordinaria, seppur per ora recondita possibilità di incontrare altre forme di intelligenza.

Giovanni Amodio–Taranto 01-Giugno-2002                                                                                                                     In principio  fu il caos, poi la mano divina e l'esplosione cosmica posero ordine,  e l'artista sulle tracce  della creazione, diffusero le proprie emozioni per simulare l'atto di Dio, con l'ausilio della propria creatività, ma anche della sua fede verso l'invisibile che cerca  visione. L'astrazione come estrema propagine della  realtà  fotografica  in Biagio Cardia coglie l'aspetto di tale processo conoscitivo e dimostra come la visione interiore combaci con la sospensione dell'immagine, con la cancellazione della rappresentazione. Il  magma del  flusso di coscienza  non poteva trovare la grande azione cromatica cosmica e vicina al ricongiungimento con la divinità.                                       

Antonio Benassai Rivista “Senza Titolo” Bari Marzo 2003                                                                                               Durante i tempi intere culture si sono susseguite lasciando un loro segno, l'opera d'arte è il risultato che filtra attraverso i gesti e le movenze di uno o più individui, componente essenziale,unica fonte di aspirazione universale è la luce, proprio così: ad interessare il nostro artista Biagio Cardia è proprio “la Luce” che assume il ruolo il ruolo elemento cardine e oltre a risaltare i colori aggiunge un'anima ad ogni sua opera. Attraverso l'attenta osservazione dei suoi dipinti, ci rendiamo conto di come l'artista non si limiti solo a dipingere un soggetto ma, il risultato su tela è la continua ricerca dell'infinito che lui tenta di rappresentare servendosi dell'incontro fra tempo e spazio illuminati da intensi colori e incontri di luce...

 

Vito Cracas – Rivista “Senza Titolo” Bari 07 Marzo 2003                                                                                            L'impatto con le stupende visioni del creato lo affascina e ne sconvolgere i ritmi di vita al punto da tentarlo a poterne rappresentare gli inconsueti scenari dalle contrastanti visioni provocate dagli effluvi della luce che rompe le tenebre con i suoi squarci fugando le ombre e le pur presenti angosce. E' un osare continuo per poterne rappresentare gli effetti ed alcuni dei tanti riverberi colti nell'universo che riesce a focalizzare nelle galassie e nei paesaggi con idonee cromie catturando le fugaci attenzioni. E la vitalità evidenziata induce a soffermarsi e a riflettere anche l'occasionale fruitore.

 

Stello Vadalà–6 Giugno 2003 “La Sicilia” Messina

Nei quadri di Biagio Cardia emerge il “ calore “ della sua Sicilia e l'intensità dei suoi colori, il carattere e la forza della sua gente, ma soprattutto la passione di chi, da diverso tempo, ha fatto della policromica interpretazione del mondo e della natura il suo unico e grande credo. Non è lecito, forse, collocare in un preciso ambito pittorico le tele di Biagio Cardia: lo definiremmo una sorta di “paesaggio astratto” che, sempre intriso di vividi colori, attinge alla tavolozza della vita ed all'universale e nitida sostanza del creato. Su questa base gli oli di Biagio Cardia, nella loro armoniosa e lineare trasparenza, descrivono la verità, ma quella immaginata e trasfigurata dai suoi più arcani intendimenti che si fondono in fantasiose ed osmosiche allegorie ed introducono a spazi infiniti sempre dominati dall'ansia e dal desiderio. Il rosso e l' azzurro governano, nella loro purezza, i suoi lavori, a cui imprimono assai gradevoli, brillantezza e luminosità. Luci ed ombre, in perfetto equilibrio, si alternano ed in magica successione sembrano allontanarsi fino a raggiungere l'incommensurabile evanescenza del cosmo, in cui riecheggiano nostalgiche ed irregolari alterazioni territoriali in primo piano, in un sottile gioco di prospettiva che snellisce e quasi tridimensionale forme. Originale ed autentico nella sua concreta speculazione artistica, Cardia inserisce nei suoi quadri una delicata sensibilità, dalla quale si sprigionano coinvolgenti ed intense emozioni. Dal tocco sicuro e sinuoso, il pittore messinese architetta nuove elaborazioni, che affianca alla sua notevole esperienza fotografica e si libra in una diversa dimensione, crogiolandosi nell' invenzione e nell' inventiva. Particolare attenzione meritano i suoi morbidi, ma decisi approcci con la materia, fonte di tutte le cose, alla quale ascrive, in definitiva, nelle sue illimitate tinte, sfumate concettualizzazioni da cui – per lui – derivano, dissolte nell' iride, le umane astrazioni. Ma, Biagio Cardia non trascura la tradizione, resta quella il punto d'inizio delle sue procedure pittoriche e contraddistingue, l'indelebile, l'efficacia del suo segno, solo in apparenza indeterminato ed aereo. 

 

Giovanni Amodio – Settimanale di Taranto “ULTIM' ORA” 28 Maggio 2005

Un pittore che intraprende un percorso  artistico fidandosi del suo istinto e delle sue sensazioni, che trasferisce progressivamente sulla tela. Biagio Cardia, un uomo che sente prepotentemente dentro di sé il richiamo dell'immagine, essendo fotografo d'arte, e quindi avvezzo ad immortalare la realtà. Un cammino  a tratti sereno  ed a volte  tortuoso, alla ricerca di una identità artistica, per rinvenire la quale si sente disposto a spaziare dal figurativo all'astratto, mettendo in primo piano, sempre e comunque, la predisposizione verso le tinte calde, in un contrasto che è espressione della sua quotidianità inquietudine. E'  indubbio infatti che alberghi, in Cardia, uno spirito ribelle, che si oppone alla regolarità di ritmi cadenzati, cercando slanci da introdurre in  immagini  d‘effetto, che  possono imprimersi nella memoria di chi guarda. La continua ricerca della dimensione degli spazi, lo porta a trattare tanto la realtà siciliana, che permea le sue opere con forme e colori della sua terra d'origine, fino alla  contemplazione del cosmo, attraverso dipinti che raffigurano il sistema solare. Una carriera che lo ha visto protagonista delle mostre più prestigiose, sia a livello nazionale che internazionale, non ultima l'esperienza a Bruxelles, con la partecipazione  di numerose agenzie giornalistiche di  italiani nel mondo, ottima cassa  di risonanza per la divulgazione  della cultura  messinese.   Le opere di Cardia sono state oggetto di recensione da parte di illustri critici, che hanno cercato di interpretare  l'estro del pittore  messinese.

 

Gabriella Giannetto - anno 2005. Biagio Cardia: “Uno spirito ribelle tra forme e spazi”.

Un pittore che intraprende un percorso artistico fidandosi del suo istinto e delle sue sensazioni, che trasferisce progressivamente sulla tela. Biagio Cardia, un uomo che si sente prepotente dentro di sé il richiamo dell’immagine, essendo fotografo d’arte, e quindi avvezzo ad immortalare la realtà. Un cammino a tratti sereno ed a volte tortuoso, alla ricerca di una identità artistica, per rinvenire la quale si sente disposto a spaziare dal figurativo all’astratto, mettendo in primo piano, sempre e comunque, la predisposizione verso tinte calde, in un contrasto che è espressione della sua quotidiana inquietudine. E’ indubbio infatti che alberghi, in Cardia, uno spirito ribelle, che si oppone alla regolarità di ritmi cadenzati, cercando slanci da tradurre in immagini d’effetto, che possano imprimersi nella memoria di chi guarda. La continua ricerca della dimensione degli spazi, lo porta a trattare tanto la realtà siciliana, che permea le sue opere con forme e colori della sua terra d’origine, fino alla contemplazione del cosmo, attraverso dipinti che raffigurano il sistema solare. Le opere di Cardia sono state oggetto di recensione da parte di ullustri critici, che hanno cercato di interpretare l’estro del pittore messinese

 

Recensione critica a cura di Sabrina Falzone Maggio 2008 BIAGIO CARDIA "UNA PITTURA DI SENSAZIONI".  

Irrealistici scenari ambientali, colorismi caldi e freddi e tenui indeterminazioni del segno sono alcuni dei tratti salienti della ricerca pittorica dell’artista siciliano Biagio Cardia, enciclopedico interprete di una realtà profondamente soggettiva, intrisa di velati simboli e sottili allusioni alla genesi del mondo. Nei suoi quadri il sublime racconto dell’universo è decantato con amabile dedizione mediante parvenze cosmiche di sapore arcaico. Spazi siderali e rievocazioni primordiali vengono rivisitati dall’occhio ingenuo di un fanciullo, uno sguardo puro sulla realtà che accompagnerà sempre l’artista nel suo denso percorso creativo, alla costante ricerca di una veritas primigenia. L‘icastica concezione della vita assume in Cardia un valore aulico che lo pone in stretta comunicazione con un’entità superiore, sia essa religiosa o naturalistica; ad ogni modo trattasi di una dimensione soprasensibile, nella quale vengono proiettate le intime riflessioni esistenziali dell’autore. La lunga esperienza di fotografo deve aver inciso notevolmente nell’approccio visivo che egli ha assunto nel corso del tempo nei confronti di tutto ciò che lo circonda, influenzando profondamente anche la sua pittura ad olio, peraltro rispondente a parametri iconografici ordinari e ad un registro stilistico essenzialmente accademico. Biagio Cardia ha intrapreso diversi percorsi tematici, dedicandosi con particolare interesse al genere paesaggistico, varcando la soglia della ritrattistica, ma senza escludere la raffigurazione di motivi faunistici, di soggetti floreali e di nature morte. La principale sorgente d’ispirazione del pittore messinese è la Natura, che ricorre in tutti i suoi dipinti sotto una molteplice varietà di forme e colori, di vedute e prospettive. La Natura è, dunque, il centro propulsore dell’intera sperimentazione pittorica di Cardia, non avulsa da un’adesione alla descrizione realistica che si trascina dietro ancora gli strascichi del post-impressionismo e dell’espressionismo d’autore. E’ un revival di  struggenti panorami naturalistici che s’impone nella mente e nel cuore dell’osservatore attento. Nell’arte contemporanea le nostalgie del figurativismo trionfano nella produzione pittorica di Biagio Cardia con una sobrietà narrativa ineguagliabile, che affida al segno, laconico e leggero, tutto l’incanto della Natura. Un cospicuo nucleo di opere dell’autore mostra un’inedita immagine della Sicilia, terra d’origine fortemente interiorizzata, che rivela il calore e l’energia della Trinacria attraverso una pittura pulita e pacata nel ricordo emozionale della tradizione naif. Le calde tonalità del “Paesaggio con strada”, risaltate dall’atmosfera autunnale, ostentano la forza espressiva delle tinte lattee e il legame emotivo con la terra natìa, inesauribile fonte di suggestioni. Tinte ancor più equatoriali si hanno in “Deserto egiziano” con le sue sfumature torride e al tempo stesso nitide. Il tepore del “Sole dietro gli alberi” e del “Sole riflesso sul mare” possiede un clima mistico e sottintende un chiaro richiamo tribale. Ma il profondo legame con la terra è ben visibile nelle pennellate fluide e lineari del “Paesaggio montano”, dove si scorge un vivo e irrefrenabile sentimento di natura. La Sicilia non è, però, l’unico luogo da cui originano i paesaggi armonici di Cardia, le sue opere sono piuttosto classificabili come frammenti di viaggio intorno al mondo: le sue sono, infatti, scene ambientali che hanno come protagonisti i cinque continenti. Ecco ora il gran Canyon, le cime innevate delle Dolomiti e del Brennero, il paesaggio canadese, le Isole Filippine, il silenzio meditativo della Polinesia, i grattacieli di New York, i toni arcani del Madagascar, i faraglioni di Capri, il deserto egiziano e quello libico. Sono tutti rifugi mentali dell’artista, che viaggia senza sosta con il pensiero, libero e fluttuante, lasciandosi soggiogare dal fascino irresistibile della natura, del tempo e dello spazio. E’ così che ci giunge all’anima la rappresentazione delle quattro stagioni, l’eleganza quasi klimtiana delle cascate, le ossigenanti quinte arboree e la trattazione ricorrente dei quattro elementi. Acqua, terra, aria e fuoco si alternano magnificamente sia nella struttura iconografica, sia nell’assetto cromatico, creando un paesaggismo policromo di singolare bellezza. Nonostante la semplificazione compositiva, alcuni dipinti di Biagio Cardia presentano uno spiccato accento decorativo come “Primavera” con le minuscole punteggiature purpuree dei papaveri. Inoltre, lo splendore cromatico di “Alberi in inverno”, di “Stelle cadenti” e “Le palme” ricorda le stilizzazioni vegetali della cultura orientale, di reminiscenza nipponica. Esultanze dei bianchi vivono nel nitore di “Neve sui monti” e nella limpidezza delle “Montagne del Brennero (Monaco)”, quest’ultima evidenzia una quinta invernale particolarmente sui generis. Un nostalgico cielo violaceo sospende il tempo in “Pomeriggio nello Stretto”, “Notturno”, “Isole Vergini” e “Pino solitario”, la cui scena è dotata di una scansione geometrizzante del costrutto ed è imbevuta di colori gaudenti. Toni violetti sono anche i protagonisti del “Ponte di San Francisco”, tela caratterizzata da un più ampio respiro compositivo. Dalle tonalità ocra di “Spighe di grano” si passa poi all’intensità dei blu di “Paesaggio con palme” e “Blu di notte”. Vi è peraltro una ricca gamma di verdi in “Villette nelle colline di Catanzaro”, dove una distesa arborea accompagna lo sguardo fino all’orizzonte. Mentre le quinte arboree creano una cornice nella cornice nell’opera recante il titolo “Fattoria con giardino (Belford)”, contraddistinta da una solida ricerca estetica, fondata su un grande senso di equilibrio e simmetria. Anche nell’inedita prospettiva di “Visto da un vulcano” l’inquadratura rocciosa funge da cornice nella cornice: è questo un escamotage percettivo di grande raffinatezza. Tuttavia, l’opera che si differenzia maggiormente dal resto della produzione artistica di Cardia è senza dubbio “Vortice di neve” che stravolge i tipici parametri di quiete e armonia compositiva in favore di una pittura funesta e inquieta, che rispolvera l’estetica del sublime di Turner e i suoi quesiti esistenziali. Una delle strade artistiche intraprese da Cardia è la tradizionale ritrattistica. Egli ha ritratto con tratti sobri e quasi elementari illustri personaggi della storia, dell’attualità e della cultura, tra cui Rita Levi Montalcini, Maria Teresa di Calcutta, Freddie Mercuri, Galileo Galilei e molti altri. Eppure questo accanito radicamento al figurativismo viene messo in discussione nei lavori di astrofisica che testimoniano le conoscenze tecnico-scientifiche di Biagio Cardia. Ne emerge una ricerca formale non indifferente, dalla quale galassie e costellazioni diventano un pretesto per dipingere sotto l’egida dell’astrazione. In “Esplosione di una stella”, “Filamenti intrecciati della Costellazione Vela” e “Gas di nebulosa” il colore rompe le righe e si esprime in tutta la sua spontaneità e varietà cromatica. E’ in questo campo che l’artista si abbandona completamente e senza condizionamenti al libero flusso della creatività.                                             www.sabrinafalzone.info

 

Prof.ssa Ada Midiri - PREFAZIONE del Libro "Messina nell'Arte" da Antonello da Messina ad Oggi.

 Nel realizzare quest’opera, Biagio Cardia ha saputo mettere in luce, ancora una volta, le sue straordinarie doti umane ed artistiche che sono tra loro saldamente connesse. Chi, infatti, conosce l’uomo e l’artista Cardia sa con certezza che il suo percorso esistenziale ed artistico e coincidente, inscindibile l’uno dall’altro, segnato da slanci generosi, profonda umanità, certosina pazienza, onestà intellettuale, tenacia costante, rigorosa ricerca. E’ da questo suo modo di essere che è scaturita in lui la volontà di rendere omaggio agli Artisti messinesi e non, di ieri e di oggi, che attraverso le loro preziose opere hanno saputo e ancora oggi sanno dare effettiva testimonianza della loro “Messinesità nell’Arte”, indicando, con questa espressione, l’essersi formati nel solco della cultura messinese. La sua geniale idea di redigere un’opera così completa e di vasta portata, altamente meritoria per la finalità dell’intento, si è, quindi, felicemente concretizzata nella stesura di questo volume che è il risultato di un’azione sinergica, frutto dell’instancabile operosità personale, del magnifico sostegno dei tanti collaboratori e del supporto formidabile dei molti consensi ricevuti. Gli incoraggianti apprezzamenti fin qui raccolti costituiscono per Biagio Cardia la migliore delle gratificazioni per aver fortemente creduto in una idea, per averle pervicacemente dato corpo a forme, per aver dovuto affrontare le inevitabili difficoltà oggettivamente legate alla complessità e vastità dell’opera, per aver compiuto sforzi considerevoli con spirito di totale abnegazione. Un’opera così magistralmente attuata, concepita con il nobile fine di tributare un doveroso omaggio agli artisti del passato e del presente capaci di suscitare nel nostro animo vibranti emozioni, consegnata alla fruizione di un pubblico attento e sensibile ai messaggi dell’Arte, non può che essere accolta e lodevolmente valutata con la speranza che altre opere di identico spessore possano ulteriormente contribuire alla conoscenza del vasto panorama del mondo Artistico Messinese.

 

Arch. Sergio Bertolami                                   «MESSINA NELL’ARTE». 

SALA DEL COSIGLIO PROVINCIALE DI MESSINA. 13 GIUGNO 2008

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI BIAGIO CARDIA  
Non conosco Biagio Cardia da molto tempo, ma da subito mi è parso di condividere una affinità d'intenti, a cominciare dall'interesse per i libri: quelli da leggere e quelli da scrivere. Non a caso questa sera presento un suo libro, che concretizza un lungo percorso di lavoro. Egli stesso scrive: “Ho tanto voluto questo libro, per lasciare alla memoria il nome di tanti pittori messinesi, noti e meno noti, che hanno certamente saputo operare, spesso con successo di critica e di pubblico, nel campo dell'arte nazionale e mondiale e che, soprattutto, hanno saputo testimoniare la loro messinesità ovvero il senso di appartenenza alla cultura del proprio luogo dell'anima nel quale sono cresciuti e maturati”. L’intento è chiaramente espresso. Cardia sa con certezza che il suo percorso esistenziale ed artistico è perfettamente coincidente, segnato da “slanci generosi, profonda umanità, certosina pazienza, onestà intellettuale, tenacia costante, rigorosa ricerca”. La sua attività artistica inizia con la fotografia nel '72, a Torino, dove in quel periodo era residente. Da giovane, più volte ha provato a dipingere da autodidatta, decidendo però di “aspettare tempi più maturi”. Questa maturazione avviene attraverso un “percorso iniziatico”; intendo dire impreziosito da una conoscenza o da una pratica “riservata e segreta”, al punto da risultare incomprensibile per la maggioranza di persone. E’ la pratica dello studio, cioè ricerca, indagine, progettazione, portate avanti con cura diligente, premurosa, sollecita. Il suo è un lavoro di esplorazione. Operazione di ricognizione di luoghi ignoti o poco noti. Lavoro di perlustrazione o di ricerca condotto in una miriade di materiali eterocliti: sono libri, cataloghi d’arte, ma anche il prodotto di frequentazioni di gallerie artistiche e mostre, contatti con pittori, con i quali condivide passione ed intenti. Il suo è il risultato di un'azione sinergica, frutto dell'instancabile operosità personale, ma anche – ci tiene a dire - conseguenza del sostegno dei tanti collaboratori e del supporto formidabile dei molti consensi ricevuti, che lo hanno spronato a perseguire nel proposito. E’ un’opera che si svolge negli anni. Una raccolta progressiva, una biblioteca, per formare una raccolta paziente di documenti preziosi. Una biblioteca non è solo il luogo della nostra memoria, dove conserviamo bene allineati i libri che abbiamo letto. E' anche il luogo della memoria ... dove possiamo trovare quello che gli altri hanno letto prima di noi e per noi. I loro scritti ci guidano, infatti, nel nostro percorso di conoscenza. Chi legge molto - lo sappiamo per esperienza - ha l’impressione di aver vissuto non solo la propria vita, ma anche quella degli autori con i quali si è accompagnato. Coloro che, oltre ai propri ricordi personali, conservano memoria della storia, ricordano più cose di chi non sa nulla di ciò che è accaduto agli altri. Per questo mi piace citare Umberto Eco: “Un libro ci consente di vivere più, e più intensamente, di quelle poche decine di anni che la biologia ci consente. Rispetto a chi non legge, io sono più vecchio di Matusalemme”. Chi sono questi “altri”, questi autori, di cui Cardia assorbe con curiosità intellettuale le vite e le opere ...“capaci di suscitare nel nostro animo vibranti emozioni”? “Artisti messinesi e non, di ieri e di oggi, che attraverso le loro preziose opere hanno saputo e ancora oggi sanno dare effettiva testimonianza della loro "Messinesità nell'Arte", indicando, con questa espressione, l'essersi formati nel solco della cultura messinese”. Il formarsi nel solco della cultura messinese, vale anche per Cardia: l’uomo, l’artista, ed oggi anche l’autore. La maturazione esistenziale ed artistica, tende progressivamente ad esplicitarsi in uno strumento attraverso il quale comunicare la propria esperienza. Nasce col passare del tempo l’idea di una “Rassegna di pittori messinesi e della sua provincia includendo, nel contempo, nomi di artisti non messinesi che si sono formati e distinti nella nostra realtà culturale”. Il libro, che oggi abbiamo nelle mani, annovera circa 400 artisti, da Antonello da Messina fino ai contemporanei. Nella sua ricerca, sono stati rintracciati 90 artisti dal Quattrocento all’Ottocento ed oltre 300 pittori contemporanei del ‘900, di fama regionale, nazionale e internazionale. Annota l'autore nella sua presentazione: “Ho voluto iniziare questo Libro con il prestigioso nome di Antonello da Messina che è stato uno dei primi pittori messinesi a diffondere il nome della nostra città, in campo artistico, in tutto il mondo”. In altre parole Cardia sceglie d'iniziare con un pittore che potremmo considerare classico. C’è un libro affascinante e complesso di Salvatore Settis: “Il futuro del classico”. Ci fa riflettere su come utilizziamo oggi questo concetto di “classico”. L’uso più frequente, e limitativo, è quello che lo “iconizza” come un immobile sistema di valori. Ma c’è un uso alternativo; quello di ricercarvi la varietà e la complessità dell’esperienza storica. Le icone (sacre) si riveriscono, non si esplorano. Il passato perciò rimane immobile, uguale a se stesso, lontano: appartiene all’età di Saturno. Il classico così inteso è legato ad un valore atemporale, ad un modello immutabile. Questa, tuttavia. è una immagine stantia. L’alternativa è proporre un nuovo principio ispiratore, attraverso una visione del classico proiettato nel futuro. Non più immobile e privilegiato strumento delle élite culturali, ma come una chiave d’accesso alla poliedricità della cultura, come una lente d’ingrandimento per intendere un lungo processo di stratificazione nato da un mutuo interpretarsi, come uno stimolo ad un serrato confronto fra antichi e moderni, ma anche fra culture nostre e culture altre, un confronto fra identità ed alterità, tra ciò che è autoctono e ciò che non lo è. I maestri del passato sono dunque il termine di confronto per un’acculturazione degli artisti moderni, coloro che con Cardia stesso espongono, nella speranza “che molti Pittori messinesi del presente e del futuro, nel solco di una tradizione millenaria, possano proficuamente operare per accrescere la notorietà nel mondo”. La notorietà di Messina. Alla strada di una storia della pittura messinese, Cardia ha preferito un’alternativa agile ed immediata. I pittori, come vedete, sono presentati sotto forma di dizionario. Il dizionario rappresenta una forma evoluta della memoria esterna in cui il pensiero si trova spezzettato all'infinito. Attraverso questi nomi d’artisti possiamo tracciare non soltanto il susseguirsi del tempo storico, ma soprattutto gli anni di un passato recente e dalla contemporaneità. Su tutto predomina “il senso di appartenenza alla cultura del proprio luogo dell'anima nel quale sono cresciuti e maturati”. Quello che però emerge con vivida chiarezza è il vero messaggio che potremmo trarre da questo libro e che vorrei a conclusione esprimere proprio attraverso le parole di Salvatore Settis: “Quanto più sapremo guardare al classico non come una morta eredità che ci appartiene senza nostro merito, ma come qualcosa di profondamente sorprendente ed estraneo, da riconquistare ogni giorno, ... tanto più da dirci esso avrà nel futuro”. Quanto mai - permettetemi di parafrasare il brano appena letto – ciò vale per la nostra Messina: “Quanto più sapremo guardare al suo passato, in nome di una “messinesità” tutta da riconquistare ... tanto più questa città avrà il futuro che merita. 

                (Testo critico di Franco Bulfarini (critico, artista) Scritto il 02 Settembre 2010).  

Biagio Cardia da Messina. Sono molti gli artisti che si occupano di paesaggio ed è spesso in uso validare il proprio stilema con elementi  formali che appuntino l’attenzione su di un bello visivo avvinto essenzialmente alla funzione decorativa.  Percorre tale modalità pseudo artigianale chi anela in modo preminente a produce “arte” con intenti commerciali piccoli o grandi che siano. Il perseguire l’estetica della figurazione come elemento fondante dell’opera, in particolare nell’ambito dell’aspirazione vedutista è certamente un presupposto importante e quindi  non è elemento negativo in sé, ma potrebbe risultare riduttivo se unico elemento trainante del fare arte. L’opera siffatta si delineerebbe “di maniera”, ovvero la tecnica, raffinata dal mestiere, che come tale esprime stili modaioli di fondo comporterebbe il rischio di banalizzazione dell’opera stessa vanificando in certo qual modo la possibilità per l’artista contemporaneo di esprimere emozioni autentiche e desumibili da una sentita esigenza interiore d’ espressività. Biagio Cardia pregevole fotografo da diversi anni ha messo l’arte al primo posto nella sua vita e da subito ha declinato sulla necessità di porre al centro della sua arte di recuperi visioni dal sapore neo classici o di sostare su componimenti troppo leziosi ed edulcorati. Egli rinuncia ad un’eccessiva tecnicità perseguendo la semplicità, la naturalezza, la spontaneità, senza rinunciare ad una certa eleganza delle forme. Di carattere mite eppure assai determinato,  il nostro artista è un creativo contemplativo, che identifica l’arte con la vita stessa e con il mondo che lo circonda. Egli nei dipinti, esprime una misura etica atta a renderci  la percezione degli stati d’animo attraverso la visione primigenia del paesaggio. Un artista di difficile omologazione o equiparazione il nostro messinese, sarebbe d'altronde troppo semplice parlare di arte naif, nel suo caso.  Il suo gesto pittorico vive di percorsi  lucidi e razionali e non mancano elementi che lasciano intendere la padronanza tecnica, tuttavia è l’istinto a prevalere, pur controllato dalla ragione in modo ben dosato, tale da far emergere equilibrio in ogni composizione. Egli mantenendo vivi gli occhi del fanciullo che ci appartiene, ha intrapreso un viaggio in un mondo del tutto personale alla scoperta del paesaggio e della natura. Nella pittura di Cardia si raccolgono sensazioni ed emozioni che travalicano la stessa immagine dettandone un’essenza che trasuda poesia. Se vi sono riferimenti sul suo operare in arte si potrebbe declinare sugli impressionisti, poi alcune nature morte ricordano i modi  di  Matisse per quel senso d’appiattimento sullo sfondo che pare volere aprire ad una possibilità di una visione astratta che tuttavia mai emerge e credo emergerà poiché non è nel sentimento dell’artista che ama la figurazione con cui sente di poter meglio comunicare ed esprimere il suo sentimento per la natura. Il dato oggettivo del paesaggio è visto e letto nell’interpretazione di Cardia come poiesi visiva,  ove l’umanità non appare ma trasuda indirettamente dalla stessa veduta, la si percepisce nei filari di alberi avvinti a nette geometrie, dalle colline stemperate gradatamente nella prospettiva geometrica ed aerea. Una natura da vivere, da amare soprattutto da sentire ed apprezzare nella sua essenza che Cardia sente positiva.  I colori non particolarmente ricercate lasciano filtrare l’armonia interiore in cui si muove chi dipinge sentitamente con vera autentica passione. Dunque Biagio mi pare viva la sua arte come ideale e per questo rifugge maniere o forme classiche e tanto meno barocche per seguire leggi primitive e semplici, ma egualmente non alla portata di tutti, come potrebbe un’analisi superficiale far dedurre. Per Cardia anche un albero solitario assume valore di catarsi universale, ed anche un solo albero in un prato è un tutto degno di nota. Cardia è dunque da comprendere quale artista, non come mero decoratore ed il suo paesaggio è più che visto metabolizzato dall’animo e profondamente sentito. Il dato fondante nella pittura di Cardia è dunque l’amore, e con esso il profondo rispetto che il nostro artista esprime nei confronti della natura che così felicemente rappresenta, vivacizzandola con toni radiosi, colori trasparenti  e luminosi che vanno da freddi profondi a caldi intensi, tali da farci percepire in alcune opere il senso del vento , o il pulsare della vita nel decorso ripetuto delle stagioni.  Rivivono le brume di paesaggi Italiani descritti spesso dal vero “an plan aire”, ma anche come ricordo di viaggio.  In questo  proporsi pittorico rifugge dall’apparire per introdurre nell’immagine la rappresentazione emozione certamente di maggior  appannaggio all’essere. Per Cardia l’artista deve muoversi non solo sul piano formale estetico, che pure ha un suo valore oggettivo, ma anche proporre una propria moralità, ove la visione  funga da fonte speculativa del riscatto; L’ambiente  naturale  o naturalistico viene fatto oggetto di protezione e per questo deve poter essere apprezzato e compreso a pieno.  Sulle sue tele campeggiano colori limpidi, spesso puri, concessi talora con vorticosa generosità e tal’altra con maggior senso di trasparenza onde rendere a pieno il dato incorporeo dell’atmosfera, quale percepito sentimento visivo. Biagio Cardia parla in pittura un linguaggio comprensibile che ci lascia intendere la bellezza , ma anche la delicatezza e fragilità del bello. Gli artisti quali Biagio Cardia rileggono il paesaggio nelle loro opere depurandolo  dagli oltraggi che lo stesso subisce a causa dello sfruttamento dell’uomo. La sua è una rappresentazione di un paesaggio,  o di una veduta percepita dalla retina e riletta nel cuore per introdurre un valore aggiunto di risarcimento morale.

 

Biagio Cardia da Messina.

Sono molti gli artisti che si occupano di paesaggio ed è spesso in uso validare il proprio stilema con elementi  formali che appuntino l’attenzione su di un bello visivo avvinto essenzialmente alla funzione decorativa.  Percorre tale modalità pseudo artigianale chi anela in modo preminente a produce “arte” con intenti commerciali piccoli o grandi che siano. Il perseguire l’estetica della figurazione come elemento fondante dell’opera, in particolare nell’ambito dell’aspirazione vedutista è certamente un presupposto importante e quindi  non è elemento negativo in sé, ma potrebbe risultare riduttivo se unico elemento trainante del fare arte. L’opera siffatta si delineerebbe “di maniera”, ovvero la tecnica, raffinata dal mestiere, che come tale esprime stili modaioli di fondo comporterebbe il rischio di banalizzazione dell’opera stessa vanificando in certo qual modo la possibilità per l’artista contemporaneo di esprimere emozioni autentiche e desumibili da una sentita esigenza interiore d’ espressività. Biagio Cardia pregevole fotografo da diversi anni ha messo l’arte al primo posto nella sua vita e da subito ha declinato sulla necessità di porre al centro della sua arte di recuperi visioni dal sapore neo classici o di sostare su componimenti troppo leziosi ed edulcorati. Egli rinuncia ad un’eccessiva tecnicità perseguendo la semplicità, la naturalezza, la spontaneità, senza rinunciare ad una certa eleganza delle forme. Di carattere mite eppure assai determinato,  il nostro artista è un creativo contemplativo, che identifica l’arte con la vita stessa e con il mondo che lo circonda. Egli nei dipinti, esprime una misura etica atta a renderci  la percezione degli stati d’animo attraverso la visione primigenia del paesaggio. Un artista di difficile omologazione o equiparazione il nostro messinese, sarebbe d'altronde troppo semplice parlare di arte naif, nel suo caso.  Il suo gesto pittorico vive di percorsi  lucidi e razionali e non mancano elementi che lasciano intendere la padronanza tecnica, tuttavia è l’istinto a prevalere, pur controllato dalla ragione in modo ben dosato, tale da far emergere equilibrio in ogni composizione. Egli mantenendo vivi gli occhi del fanciullo che ci appartiene, ha intrapreso un viaggio in un mondo del tutto personale alla scoperta del paesaggio e della natura. Nella pittura di Cardia si raccolgono sensazioni ed emozioni che travalicano la stessa immagine dettandone un’essenza che trasuda poesia. Se vi sono riferimenti sul suo operare in arte si potrebbe declinare sugli impressionisti, poi alcune nature morte ricordano i modi  di  Matisse per quel senso d’appiattimento sullo sfondo che pare volere aprire ad una possibilità di una visione astratta che tuttavia mai emerge e credo emergerà poiché non è nel sentimento dell’artista che ama la figurazione con cui sente di poter meglio comunicare ed esprimere il suo sentimento per la natura. Il dato oggettivo del paesaggio è visto e letto nell’interpretazione di Cardia come poiesi visiva,  ove l’umanità non appare ma trasuda indirettamente dalla stessa veduta, la si percepisce nei filari di alberi avvinti a nette geometrie, dalle colline stemperate gradatamente nella prospettiva geometrica ed aerea. Una natura da vivere, da amare soprattutto da sentire ed apprezzare nella sua essenza che Cardia sente positiva.  I colori non particolarmente ricercate lasciano filtrare l’armonia interiore in cui si muove chi dipinge sentitamente con vera autentica passione. Dunque Biagio mi pare viva la sua arte come ideale e per questo rifugge maniere o forme classiche e tanto meno barocche per seguire leggi primitive e semplici, ma egualmente non alla portata di tutti, come potrebbe un’analisi superficiale far dedurre. Per Cardia anche un albero solitario assume valore di catarsi universale, ed anche un solo albero in un prato è un tutto degno di nota. Cardia è dunque da comprendere quale artista, non come mero decoratore ed il suo paesaggio è più che visto metabolizzato dall’animo e profondamente sentito. Il dato fondante nella pittura di Cardia è dunque l’amore, e con esso il profondo rispetto che il nostro artista esprime nei confronti della natura che così felicemente rappresenta, vivacizzandola con toni radiosi, colori trasparenti  e luminosi che vanno da freddi profondi a caldi intensi, tali da farci percepire in alcune opere il senso del vento , o il pulsare della vita nel decorso ripetuto delle stagioni.  Rivivono le brume di paesaggi Italiani descritti spesso dal vero “an plan aire”, ma anche come ricordo di viaggio.  In questo  proporsi pittorico rifugge dall’apparire per introdurre nell’immagine la rappresentazione emozione certamente di maggior  appannaggio all’essere. Per Cardia l’artista deve muoversi non solo sul piano formale estetico, che pure ha un suo valore oggettivo, ma anche proporre una propria moralità, ove la visione  funga da fonte speculativa del riscatto; L’ambiente  naturale  o naturalistico viene fatto oggetto di protezione e per questo deve poter essere apprezzato e compreso a pieno.  Sulle sue tele campeggiano colori limpidi, spesso puri, concessi talora con vorticosa generosità e tal’altra con maggior senso di trasparenza onde rendere a pieno il dato incorporeo dell’atmosfera, quale percepito sentimento visivo. Biagio Cardia parla in pittura un linguaggio comprensibile che ci lascia intendere la bellezza , ma anche la delicatezza e fragilità del bello. Gli artisti quali Biagio Cardia rileggono il paesaggio nelle loro opere depurandolo  dagli oltraggi che lo stesso subisce a causa dello sfruttamento dell’uomo. La sua è una rappresentazione di un paesaggio,  o di una veduta percepita dalla retina e riletta nel cuore per introdurre un valore aggiunto di risarcimento morale. (Testo critico di Franco Bulfarini (critico, artista)Scritto il 02 Settembre 2010).