Biagio Cardia

Alla Ricerca della Tomba di Antonello da Messina

Si ringraziano per la collaborazione la Dott.ssa Agata Midiri e il Prof. Claudio Stazzone Preside dell’ITES JACI Messina

Curatrici del testo: Dott.ssa Tiziana Midiri e Celestina Martino.

In copertina Busto bronzeo di

Antonello da Messina Presso Comune di Messina

Antonino Bonfiglio (1895-1995)

 

  

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA copyright © 2011 by Biagio Cardia ISBN9788896116210 di Scirè Graziella Via Università 4698122 Messina

Antonello da Messina morì a Messina nel 1479; certa è la data della sua morte ma incerta quella della nascita. Nel suo testamento chiese di essere sepolto con un saio monacale francescano nella Chiesa Santa Maria di Gesù

 

                                           

Antonello da Messina “Crocifissione”                          Antonello da Messina “Autoritratto”

  

                                                               

                 “San Gerolamo nello studio”

    presso Palazzo della Cultura di Messina.

    Opera in bronzo di G. De Fiore e R. Sandrini,

Fonderia Ursino

 

PREFAZIONE 

L’ammirazione per la magnifica Arte di Antonello da Messina, universalmente lo data per l’intensa espressività artistica che traspare dalle Sue tele, ed il senso dell’orgogliosa appartenenza alla condivisa “messinesità” sono alla base dell’interesse di Biagio Cardia per il Grande Pittore al quale dedica in questo libro la sua puntuale ed appassionata indagine storico - artistica e culturale.Questa Opera, così come è negli intendimenti dell’Autore, vuole sostanzialmente focalizzare l’attenzione sul più illustre dei messinesi di tutti i tempi per la Sua eccelsa Arte e, nel contempo, ridare centralità all’antico interrogativo, mai risolto, incardinato sulla ricerca della Tomba di Antonello. Molti studiosi, storici e ricercatori si sono interessati, nel corso dei secoli, al quesito posto in essere prodigando notevoli sforzi nella conduzione delle loro approfondite indagini documentali e critico – analitiche. Molteplici ed encomiabili sono stati gli studi intentati sulla complessa nonché difficile materia senza però approdare mai a conclusioni certe. Biagio Cardia, pertanto, ripercorre le fasi salienti della ricerca della sepoltura di Antonello proponendoci gli studi più accurati condotti nel tempo e le prove attendibili testimoniate in tal senso da Giorgio Vasari ad oggi. L’obiettivo precipuo dell’Autore è, dunque, quello di riaprire il Dibattito sulla ricerca della Tomba di Antonello da Messina facendolo divenire oggetto di attuale discussione sulla scorta di ulteriori e recenti approfondimenti fidando sull’ap­porto e sul contributo dei moderni ricercatori e studiosi che si sono interessati e continuano a interessarsi alla problematica. La spinta propulsiva all’indagine in questione nasce dall’impulso del cuore con cui Biagio Cardia e sua moglie intraprendono “il viaggio” come metafora di ricerca per rinve­nire la Tomba di Antonello. Il cuore è, infatti, il viatico che li sosterrà nell’impresa, narrata dall’Autore passo dopo passo, con la freschezza di un linguaggio dal sapore crepuscolare per la tessitura prosaica, lineare nella sua essenzialità ma asso­lutamente avvincente, in grado di coinvolgere emotivamente il lettore che diviene partecipe dell’ attesa del ritrovamento, impli­cato nell’avventura della scoperta pervicacemente perseguita, intriso della palpabile felicità avvertita nell’istante del raggiun­gimento della meta. Dopo la precedente pubblicazione del volume “Messina nell’Arte” che tanto successo ha riscosso, Biagio Cardia, con questo suo nuovo libro, coglie ancora nel segno poiché riesce ad accendere in noi Messinesi e in chi ama la nostra Città per la sua prestigiosa arte e la sua millenaria cultura la corale volontà di rendere il massimo tributo ad Antonello da Messina ricercando in primis la Sua Tomba, atto dovuto non più procrastinabile.

Agata Midiri Docente di Lettere e Accademica (AccademiaToscana “Il Machiavello” di Firenze)
 

INTRODUZIONE

Non è detto in un italiano sintatticamente elegante quel “noi che” oggi così di moda in TV, ma è certamente di efficace comunicatività, e dunque dirò: noi che … foscolianamente abbiamo creduto nella importanza di un cenotafio – almeno quello – da dedicare al grande dimenticato Antonio Maria Jaci e glielo abbiamo dedicato, leviamo la voce e indirizziamo lode a Biagio Cardia, che ha “acciuffato” la bandiera - calpestata e sdrucita per quanto vogliamo - che questa Città ingrata ed immemore ha relegato nel buttatoio dei grandi nomi dei suoi Figli migliori. Evemero, Dicearco, Bisazza, Cannizzaro, Celi, delle Colonne, La Farina, Lascaris, Juvarra, Maurolico, Migneco, Natoli, Nunziante, Quasimodo, Rizzo, Romeo sono solo alcuni dei grandi dimenticati e, per non divenire noioso, ne sto omettendo quanto basta; una lista incompleta per una fugace consultazione può trovarsi su internet alla voce Sicilia / Artisti e Personaggi famosi di Messina - Elenco dei personaggi e degli artisti famosi nati a Messina. Tutti questi meriterebbero un Monumento, anche collettivo, ben visibile in Città – che non fosse quel monumentino poverello poverello dedicato, almeno quello, a Martino – e meriterebbero un Sacrario civile dove raccoglierne le spoglie, se disponibili, o, quanto meno, un Cenotafio monumentale. Vox clamantis in deserto, so che posso offrire esclusivamente un “grido di dolore”, ma, ribadisco, sia lode, e torno ad aggiungere ancora stentoreamente, sia lode! a Biagio Cardia, che con il Suo lavoro prima e con la pubblicazione dei Suoi libri fornisce alla “ingrata Patria” non le ossa (quelle che Scipione negò a Roma), ma gli spiriti - resi visibili - dei grandi Messinesi obliati. E’ il turno di questo nuovo libro, poi, e va detto su quell’ Antonello che dovrebbe essere l’emblema qualificante la città, il suo stendardo tra i nomi altisonanti; abbiamo ad un tiro di schioppo Suoi reperti da dissotterrare, sia pure per rimanerne delusi, solo con un po’ di buona volontà, ma “de minimis/maximis… non curat praetor”…I resti di Antonello, il suo avello quanto meno, giacciono con altissima probabilità di non errare sotto qualche strato di macerie da catastrofi; qualsiasi comunità orgogliosa della sua identità avrebbe visto chiunque “scavare con le mani” alla ricerca di una qualche “reliquia” per farne Stemma della città, invece … noi che (ci rifaccio) abbiamo impiegato quaranta anni a rendere appena percorribile un’autostrada, … noi che da due lustri aspettiamo di potere liberare Messina dalle stragi da TIR accedendo agli opportuni svincoli, … noi che abbiamo una galleria autostradale verso Milazzo chiusa da dieci anni, … noi che abbiamo gallerie/sottopassi di intercomunicazione cittadina chiuse e adibite a depositi e la galleria di rappresentanza igno­rata dalla città, … noi che abbiamo stressato lo scultore Bon­figlio fino al punto da portarlo a scolpire due pesci “buddaci” sul frontone del municipio, … noi che abbiamo un museo dotato di originali antonelliani – per non paralare dei reperti secolari accantonati - che si stenta a capire di quali patologie soffra se raffrontato a musei ben più poveri di dotazione, … noi che discutiamo da sessantacinque anni se e chi debba costruire quel ponte di secolare aspirazione, noi che … centodue anni dopo siamo ancora in parte terremotati o post terremotati, … noi che viviamo nell’ “incompiuta cronica”, noi che – unica Messina! - eleggemmo tre volte di seguito, insistendo a sfidarli contro i brogli sabaudi, Mazzini a parlamentare del Regno (e nessuno sa vantarsene!) ancora non gridiamo il nostro sdegno sul perché non ci venga consegnata la verità sul Sepolcro della nostra gloria cittadina di portata internazionale e secolare. E dunque, grazie Biagio Cardia! di averci “servito” un Antonello credibile, un Antonello a “portata di mano”, un Antonello che suona rimprovero verso chi potrebbe – e non ha voglia di fare! – chiudere la fame di Antonello che gli spiriti migliori della città patiscono inascoltati.

Prof. Claudio Sergio Stazzone, Preside dell’ITES JACI di Messina

PRESENTAZIONE

Messina 05 Aprile 2010. Al rientro da una breve scampagnata del Lunedì di Pasquetta, sui colli San Rizzo, con mia moglie, verso le h.15.00, decidemmo di andare alla ricerca della Chiesa Santa Maria di Gesù Superiore, dove si presume sia stato sepolto Antonello da Messina. Avevo deciso da tanto tempo di effettuare la ricerca del sito pur sapendo delle difficoltà che avrei incontrato nell’individuare il luogo preciso. Come indicazione generica sapevo di dover salire da Giostra, verso Ritiro, zona Badiazza. Arrivati vicino alla zona di destinazione, incominciammo a chiedere: vidi una signora affacciata al balcone con un bambino, la quale mi rispose di non sapere neppure dell’esistenza di questa Chiesa. Mi rimisi in macchina e, mentre scendevo, incontrai un ragazzo di circa 12 anni che mi diede delle indicazioni per raggiungere Gio­stra, passando dalla prima rotonda. Non contento, richiesi ulteriori informazioni a una terza persona incontrata per caso, un uomo di circa 50 anni, che mi disse di salire verso la zona detta Badiazza. Accettai il consiglio. Salendo, incontrai un’altra persona che mi suggerì di proseguire per almeno 200/300 metri. Finalmente, da lontano, vedemmo una costruzione Medievale, in fase di ristrut­turazione … pensammo di aver trovato ciò che con tanta aspettativa stavamo cercando, anche se mi sembrava strano il fatto che ci fossero dei lavori in corso, quando ancora, solo circa due mesi prima, si era parlato in una televisione locale del degrado che esisteva attorno alla predetta Chiesa. Una volta scesi dalla macchina, con mia moglie, leggemmo su una tabella che si trattava del Monastero “Santa Maria la Valle” dell’XI secolo; per questo motivo i dubbi aumentarono ancora di più. Vedemmo poi un gruppo di persone un po’ più lontano da quel posto, verso la montagna. Chiesi dei ragguagli in merito e mentre alcuni di loro non erano informati, una persona mi indicò la zona già individuata dal ragazzo incontrato poco prima. Ci incamminammo e arrivammo nel luogo di destinazione che era a cinque minuti di strada con la macchina; qui incontrammo una signora con la figlia che ci indicò la Chiesa Santa Maria di Gesù Infe­riore, che io già conoscevo. Ritornammo quindi indietro per cercare ancora; per la strada non si vedeva nessuno e a vista d’occhio non vedevamo nessuna chiesa antica, così deci­demmo di andare via e di ritornare un altro giorno. Fu in quel momento che mia moglie implorò Antonello dicendo: “Antonello, visto che siamo i soli messinesi che ti cerchiamo, fatti trovare”. Contemporaneamente, vedem­mo un giovane, di circa 30 anni, il quale, alla mia richiesta, rimase sbalordito nel non sapere nulla né di questa Chiesa né della Tomba (da premettere che eravamo già a pochissimi metri dal ritrovamento, non più di 20/30 metri). Dall’altro lato della strada, ve­demmo un uomo e, senza indugio, feci inver­sione di marcia con la macchina per rag­giungerlo. Gli chiesi subito le informazioni del caso: mi disse di ricordare una Chiesa antica ma che non era sicuro fosse quella da noi cercata; mi feci dare l’indicazione e prose­guimmo girando un po’ a piedi nella zona. Vedemmo delle costruzioni antiche ma non c’era la Chiesa; tra le altre cose, vedemmo un cancello semi aperto, con la catena e un lucchetto. Mia moglie aveva paura di entrare ma io insistentemente le dicevo di venire con me. Entrammo e all’im­provviso capimmo subi­to che l’implorazione di mia moglie rivolta ad Antonello era stata ascoltata. Meraviglia delle meraviglie, quasi da mettersi le mani nei capelli: sbalorditi, ci trovammo in un grande spazio abbandonato e degradato, pieno di ster­paglie, con alberi alti fino ad oltre 10 metri; tutto attorno era stracolmo di immondizia e depositi di elettro­domestici ma riuscimmo ugualmente a intra­vedere all’interno le prime rovine della Chiesa. Con me, come mia abitudine, avevo la macchina fotografica e mi misi a scattare foto da tutte le parti, girando attorno e salendo sull’erba alta che mi copriva le gambe. La zona era recintata da un lato da una ringhiera e dall’altro lato da un muro. Uscim­mo fuori nella stradina per fare altre fotogra­fie; entrammo in una strada adiacente alle ro­vine della Chiesa, riuscendo a fare solo poche foto. Contenti e soddisfatti di aver trovato quello che cercavamo, facemmo rien­tro a casa. Verso sera mi misi al computer per fare le dovute ricerche. Durante la notte mi venne l’idea di formare un Comitato Cittadino per effettuare una raccolta di fondi destinati ai lavori necessari, inizialmente per pulire la zona. La mattina seguente, appena sveglio, rico­minciai a pensare alla mia idea e al fatto di non volere far sapere ancora nulla alle per­sone che già si erano interessate alla que­stione, pubblicando anche dei libri nel merito, e che sicuramente erano più informate di me. Decisi di stilare un progetto per organizzarmi nel miglior modo possibile. La mattina del giorno dopo, al risveglio, mi venne una illumi­nazione: pensai che sarebbe stato meglio raccogliere tutte le informazioni necessarie e reperire tutta la documentazione possibile sulla Tomba di Antonello per poi realizzare con il materiale esaminato un piccolo libro inserendo anche alcune foto della presunta Chiesa ritrovata. Solo così avrei potuto pre­sentare la mia iniziativa rendendola contem­poraneamente pubblica.

PREMESSA

Nel mio primo libro sulla storia dell’arte messi­nese dal titolo “Messina nell’Arte” da Antonello da Messina ad Oggi, presentato nel mese di Giugno 2008, ho parlato poco di Antonello da Messina, cosa che ho fatto volutamente dal momento che già tanto si è detto e scritto del grande pittore messinese, sin dai tempi della sua morte. Il primo a parlarne fu Giorgio Vasari, nel 1550. Credo, comunque, da messinese, di non poter tralasciare di occuparmi nelle mie conti­nue ricerche sulla Storia dell’Arte della inte­ressante problematica inerente la ricerca della “Tomba di Antonello”. Anche se di ciò gli storici ne hanno parlato molto, a tutt’oggi, ri­mangono numerosi dubbi e incertezze; per questo ritengo che bisogna continuare a “par­larne” e non solo, bisogna continuare a “cer­care”. Ho deciso quindi, di interessarmi della questione e di scrivere questo libro per dare un nuovo imput alle ricerche. Prima di avvia­re ogni tipo di intervento, è necessario, però, ripulire e risanare l’area dove si presume sia stato sepolto Antonello. Consapevole del fatto che la problematica in essere non sarà di facile soluzione, ritengo importante formare un “Comitato Cittadino Popolare”, composto non solo da storici dell’ar­te ma anche da tutti quei cittadini messinesi e non che amano la Città nonché la sua dimen­sione artistico – culturale.

Capitolo Primo Il mistero della Tomba di Antonello da Messina

RICERCHE

Poco si conosce delle origini del convento di Santa Maria di Gesù, sorto in prossimità di antiche terme. Sembra, comunque, che già nel 1238 i Carmelitani avessero fondato un con­vento vicino al torrente San Michele, i cui locali furono occupati nel 1286 dall’ordine femminile cistercense. La rinascita del mona­stero sotto il nome di Santa Maria si deve ai Minori Osservanti di San Francesco, nel 1418. ..............................................

Il mistero della sepoltura di Antonello

Giorgio Vasari (1511 - 1574) fu il primo storico dell’arte a parlarci di Antonello in “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”, pub­blicato nel 1550, con ristampa, Firenze 1568; in Grandi Tascabili Economici Newton, Roma 1991, pag. 399, si legge che Antonello andò a Venezia dove rimase per sempre. Con questa affer­mazione, si presume che il Vasari abbia voluto intendere che Antonello morì e fu sepolto a Venezia. Da subito e ancora oggi induce in errore quanti ripetono ciò che lui scrisse, in particolare gli storici messinesi, da Placido Samperi a Giuseppe Grosso Cacopar­do. ..............................................................................................................................

Caio Domenico Gallo, Apparato agli Annali della Città di Messina, Napoli 1755, ristampa fotolitografica con introduzione e indice dei nomi e delle cose notevoli a cura di Giovanni Molonia, Edizioni G.B.M., Messina 1985, pp. 192/193.

(…) Antonello se ne tornò di Fiandra per riveder la sua patria, e per far l’Italia par­tecipe di così utile, e bello e commodo segreto. E’ stato pochi mesi a Messina, se n’andò a Vinezia dove, per essere persona molto dedita a’ piaceri e tutta venerea, si risolvè abitar sempre, e quivi finire la sua vita dove aveva trovato un modo di vivere a punto secondo il suo gusto. ............................................................................................................................

Nell’estate del 1743 il complesso edilizio di Ritiro diede ricovero agli appestati cui furono prestate le cure dei frati minori Osservanti; anche il 5 febbraio del 1783, il terremoto causò notevoli danni, soprattutto alla chiesa. A questi si aggiunsero quelli provocati dalle spaventose alluvioni del 1855 e del 1863, particolarmente quest’ultima travolse lette­ralmente la chiesa medievale e seppellì tutto quanto essa conteneva. Nel 1866, con le cosiddette “leggi eversive” che sopprimevano gli ordini religiosi incamerandone conventi e monasteri allo Stato, il complesso di Santa Maria di Gesù Superiore veniva confiscato per essere adibito ad Ospedale d’isolamento per le malattie infettive. .............................................................................................................................

 

Resti Archeologici del Convento

Santa Maria di Gesù Superiore

(Ritiro Messina) 

   

    

Capitolo Secondo Notizie della Chiesa Santa Maria di Gesù Superiore

                 Notizie sul Convento  Santa Maria di Gesù Superiore 

Il beato Matteo Gallo, francescano, vescovo di Girgenti (l’attuale Agrigento), approdò in quel tempo nella nostra città, impiantò un monastero nell’ambiente Casa di San Michele che era stato monastero prima dei Carme­litani e poi delle monache Cistercensi. Il con­vento fu ampliato e prese il nome di Santa Maria di Gesù, con l’obbligo di pagare annual­mente due libbre e mezza di cera, pare che questa denominazione risalga alla metà del 1.400. In seguito, i frati fabbricarono un altro convento con più ampia chiesa in una larga piana del Quartiere delle Fornaci. Questa nuova costruzione venne chiamata Santa Maria di Gesù Inferiore, mentre quella si chiamò Santa Maria di Gesù Superiore .......................................................................................................

                                             Nel 1912, l’Archivio Storico Messinese

pubblicava un saggio di Giuseppe Vadalà Celona dedicato alla scomparsa chiesa di Santa Maria di Gesù Superiore, al Ritiro, dove veniva riportato che il sito aveva origini molto più antiche. Già nel 1166, era probabilmente insediamento di una villa patrizia romana, viene scelto dai Frati Carmelitani per fondarvi il loro primo convento in Sicilia. ..........................................................................................................................................

Dal libro Supplemento a “Città e Territorio”, scritti su Antonello da Messina, a cura di Attilio Borda Bossana, capo ufficio stampa del comune di Messina, prefazione di Giovanni Molonia, documenti dell’Am­mini­strazione Co­munale di Messina, stampato dalla Grafo Editor di Messina

Si riesce a rilevare numerose notizie dai documenti originali pubblicati nel libro e rintracciati da Gaetano La Corte Cailler (Messina 1 Agosto 1874 – 26 Gennaio 1933) e da Mons. Di Marzo (Palermo 1839 – 1916). Scrive Gaetano La Corte Cailler, concordando col Di Marzo circa il luogo di sepoltura, cioè il convento di Santa Maria di Gesù Superiore: E’ certo oramai che Antonello moriva non in Venezia ma in Messina, e qui veniva sep­pellito nella metà di febbraio del 1479. E ciò si rileva dal testamento del grande artista, a 7 marzo 1903 da me rinvenuto e non dal Di Marzo, il quale, mentre lo annunziava come da lui scoperto, non lo pubblicava, perché mai lo aveva realmente visto, ed invece dava quell’insufficiente e poco esatto succinto che da altri gli era stato, in mala fede, comu­nicato. ............................................................................................................................... 

Documenti riportati dallo stesso libro “Antonello da Messina” di Gioacchino di Marzo e Gaetano La Corte Cailler. “Città e Territorio” Comune di Messina a cura di Attilio Borda Bossana. Prefazione di Giovanni Molonia.

                                                        Mons. Gioacchino Di Marzo

Nel suo libro stampato a Palermo nel 1903 “Di Antonello da Messina e dei suoi congiunti. Studi e docu­menti”, scriveva: Antonello venne sepolto in abito di frate minore osservante di San Fran­cesco, nel convento di Santa Maria di Gesù Superiore, come egli stesso aveva chiesto prima di morire. Concorde insieme a Gaetano La Corte Cailler a dichiarare che sia stata la tomba nel primo convento di quel titolo, dei frati Minori Osservanti di San Francesco, ossia nell’antica Chiesa di esso, di già fondata nel 1478 dal beato Matteo da Girgenti sulla sinistra sponda del torrente di San Michele, a due chilometri da Messina e, che poi fu detto di Santa Maria di Gesù Superiore e più comunemente fin oggi il Ritiro..................................................................................................

Gaetano La Corte Cailler 

Annotava nel suo diario una preziosa notizia: “Il notaio Antonio Mangianti, che ave­va giurisdizione a Messina e in tutta la Valdemone, ne raccolse le ultime volontà. E, fra queste, la disposizione testamentaria che avrebbe ingenerato equivoci sul luogo di sepoltura a causa dell’omissione dell’aggettivo “Superiore” o “Inferiore”. Che Antonello si riferisse a Santa Maria di Gesù Superiore al Ritiro dove riposare per sempre, lo inducono a pensare numerosi indizi. Intanto, come aveva già osservato Gaetano La Corte Cailler, il complesso conventuale di Santa Maria di Gesù Inferiore (…)” fu iniziato nel 1463 ed alla morte di Antonello non era forse ancora completato” (…). Di contro, Santa Maria di Gesù Superiore era senz’altro più carismatico per diversi motivi, non ultima la sua molto più antica origine, come abbiamo visto, e ri­fondazione, nel 1418, ad opera del beato Matteo Gallo vescovo di Agrigento, compagno di San Bernardino da Siena (1380 - 1444). Una particolarissima disposizione, poi, det­tata da Antonello nel testamento al notaio Mangianti, a proposito del suo funerale, fa nascere la domanda: Come mai questa avversione così forte verso il clero della Cattedrale di Messina e verso i frati fran­ce­scani conventuali?”. .........................................................................................................

Documento pubblicato da Gioacchino Di Marzo, in I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti, Palermo 1880.

    Dalla lettura del testamento di Giovanna Cuminella emerge che la sua sepoltura dispo­sta in Santa Maria di Gesù Inferiore, in un monumento funerario, non aveva niente a che vedere col defunto marito Antonello il cui corpo riposava, invece, con l’abito di Minore Osservante insieme agli altri monaci, in ri­spetto delle sue ultime volontà, nella cripta di Santa Maria di Gesù Superiore e, presumi­bilmente, senza alcun elemento distintivo. Se Antonello fosse stato sepolto in Santa Maria di Gesù Inferiore, certamente la vedova non avrebbe avuto motivo di non farne menzione. Nel testamento del pittore, inoltre, c’erano delle ferree clausole da rispettare e, cioè, che dopo la sua morte il figlio naturale Jacobello avrebbe dovuto vendere tutti i beni e della terza parte ne avrebbe beneficiato, quale usufruttuaria, Giovanna sua madre, a condi­zione però di non convolare a seconde nozze altrimenti tutto sarebbe tornato a Jacobello. Ancora, Giovanna poteva usufruire di quanto Antonello le legava, a patto però di non contrarre matrimonio. Il fatto che la vedova si risposi dopo appena due anni (e forse anche molto di meno) dalla dipartita del marito, consapevole di rinunciare così per sempre a quanto egli le aveva legato nel testamento, è un segnale, comunque, di progressiva disaf­fezione anche al ricordo della sua persona, dimenticata nel silenzio e nella solitudine della chiesa di Santa Maria di Gesù Supe­riore le cui ultime vicende prima della fatale alba del 28 dicembre 1908 furono ripercorse da Gaetano La Corte Cailler nel suo lavoro su Antonello: “Ma, dell’antica chiesa del Ritiro, ove fu sepolto Antonello, nel 1897 io scrivevo, senza sospettare quali preziosi avanzi v’erano stati depositati, che sorgeva sullo spazio che ora si allarga rimpetto il tempio attuale; era ancor più bassa del livello che oggi mantiene il torrente, allora molto meno elevato, e ad essa si accedeva, dal lato orientale, per una porta, la muratura della quale vedesi attual­mente (1897) nascosta da un mucchio di pietre, fra il portone e la gradinata marmorea che guida alla piazzetta superiore.......................................................................................................................................................                          

 Nel 1902, la Guida Messina e Dintorni così descriveva Santa Maria di Gesù Supe­riore: A” due chilometri, sul torrente, si trova l’ex con­vento con la chiesa di Santa Maria di Gesù Superiore nella contrada Ritiro, edificio già di Minori Osservanti, fondato dai Carme­litani nel 1166 ed ora ridotto dal comune ad ospe­dale per le malattie infettive. L’antica chiesa fu completamente distrutta da un alluvione nel 1863, venne rifatta nel 1886 e non con­serva che una statua della Madonna col Putto, opera giovanile di Antonello Gagini (1500), che credevasi perduta dopo l’alluvione e che si rinvenne nel 1897 tra la sabbia che aveva coperto l’antica chiesa......................................................................................................................

Articolo pubblicato sul n.2, marzo 1998, della rivista “Recuperare l’edilizia”, Alberto Greco Editore srl, via del Fusaro n°8 -20146 Milano di Maurizio Foderà e Giuseppe Castelli

Nel 1989, durante i lavori d’ampliamento della carreggiata stradale di Viale Giostra a Messina, sono stati fortuitamente rinvenuti i resti dell'antico cenobio di Santa Maria di Gesù Superiore. A seguito del ritrovamento, la Sezione per i beni archeologici ha avviato una campagna di scavi che ha portato alla luce la chiesa ad unica navata con retrostante cripta e parte dell'attiguo chiostro con al centro un pozzo. Secondo le fonti storiche locali, la fondazione del complesso abbaziale risalirebbe alla metà del secolo XII (1166) ad opera di alcuni monaci dell’Ordine dei Carmelitani che, di ritorno dalla Palestina, si stabilirono lungo il torrente San Michele, circa due chilometri a monte della contrada “Giostra”, dove edificarono un cenobio ed una chiesa, dedicata a Santa Maria del Carmelo. La località, per la presenza del monastero, venne denominata “Ritiro” ed il toponimo è tutt’oggi d’uso corrente. A seguito della scoperta del testamento di Antonello da Messina (1903), sulla base delle disposizioni in esso contenute, Gaetano La Corte Cailler ipotizzò che la chiesa, dove peraltro nel corso del quat­trocento avevano trovato sepoltura insigni personalità cittadine quali Galeotto Bardaxi, Andreota Staiti e Antonio La Rocca, custo­disse la tomba del pittore, morto nel 1479................................................................................................................................................................................................  

Messina, 30 Giugno 1989, da Nino Principato, Il Quartiere San Leone di Messina. Guida storico – artistica con glossario topono­mastico di Aldo Di Blasi (pp. 265 e seguenti).

Il terremoto del 1908 distruggeva chiesa e convento e i due ambienti che finora sono stati portati alla luce dalla campagna di scavi eseguita dalla Soprintendenza (un locale di sepoltura con sedili perimetrali dotati di buche per la raccolta dei liquidi di decom­posizione, dove venivano sistemati i corpi dei frati defunti, e una chiesa a pianta rettan­golare intercomunicante), sono proprio quelli edificati dal Municipio nel 1886; la chiesa, fra l’altro, è ubicata sul lato est del Convento, così come la descrive nella sua relazione l’inge­gnere Minoliti. Inoltre, parallelamente al lato lungo della chiesa, è stato dissepolto parzial­mente il porticato meridionale del chiostro la cui quota di calpestio si trova allo stesso livello di quelle della chiesa e del locale di sepoltura, il che porta ad escludere che questi ambienti fossero sotterranei, e, al contrario, induce a credere che siano stati costruiti appunto nel 1886, in sovrapposizione alle precedenti strutture medievali. Sul mu­raglione non più esistente in mattoni che delimitava la sponda sinistra del Torrente San Michele, nel punto esatto dove sorgevano chiesa e convento, si trovava murata una lastra istoriata di forma rettangolare con inciso un sole raggiato recante all’interno il trigramma del nome di Cristo (IHS), insieme ad altre pietre sparse dello stesso materiale.....................................................................................................................................................................................

Capitolo Terzo Notizie della Chiesa Santa Maria di Gesù “Inferiore”
 

                                                                          
                                    Chiesa Santa Maria di GesùVia G. Denaro “Villaggio Ritiro”


Alcune notizie sull’origine della chiesa di Santa Maria di Gesù Inferiore dal sito della stessa Chiesa

Placido Samperi così scrive nella sua “Ico­no­logia” del 1644: “Avevano i Frati dell’osser­vanza di Santa Maria di Giesù Superiore una picciola habitatione, non lungi dalle mura della Città, dove alcuno de’ Frati infermo, ò con­valescente curare agevolmente si potesse; così per la commodità de’ Medici, e delle medicine, come per le larghe limosine de’ Cittadini; li quali vedendo, come dice il Gonzaga, i copiosi frutti, che largamente dalla loro santa conver­satione, e prediche racco­glievano, fecero ogni sforzo, ch’in luogo como­do si fondasse à pubbliche spese un altro Convento, dentro alle mura della Città, per potere partecipare più d’appresso de’ loro Religiosi ministerij e esempij di sante virtù. Ma essi con rigoroso zelo di Regolare osser­vanza, ricusarono ciò gagliardamente, non volendo per niun modo interrompere la loro pace, e tranquillità in mezzo de’ popo­lareschi tumulti. Ma essendo dalla divotione de’ Citta­dini con ogni efficacia costretti, si conten­tarono, che si fondasse il secondo Con­vento, da cento passi lontano dalle mura, verso la parte settentrionale della Città, ove era il detto luogo degl’infermi e aveva à canto un Sacrario alla Visitatione di Nostra Signora dedicato, il quale era Iuspatronato del­l’anti­chissima famiglia de’ Trimarchi; essen­do stato a’ Frati conceduto, fù da essi ampliato, e cangiato nel titolo di Santa Maria di Gesù (…)”...............................................................................................................

un’altra conferma viene dal libro di Caio Domenico Gallo “Gli Annali di Messina” il quale dice che i monaci arrivarono a Santa Maria del Gesù Inferiore nel 1643. Inoltre Domenico Gallo, nel 1755, menziona alcuni monumenti funerari patrizi in Santa Maria di Gesù Inferiore “(…) nella Tribuna vi si vedono due ragguardevoli Sepolcri marmorei con sta­tue di singolar manifattura, l’uno della Casa Barresi dei Baroni di Noto, e l’altro della Casa Marchese dei Baroni della Scaletta”, ma, nessun accenno o ricordo di un monumento sepolcrale con le spoglie di Antonello.

Lapide commemorativa posta nella Chiesa Santa Maria di Gesù Inferiore 


 

                          Statua in bianchissimo marmo di Carrara, alta 1,50 con uno zoccolo di 27 cm.

Così la descrive lo storico d’arte La Corte Cailler nel 1897: “La Vergine ha in capo un panno che pieghevolmente le scende sul collo e la veste, lavorata con mille panneggi, sebbene non finiti, si ferma al petto con una piega: in centro al seno, sta rivelata la testa di un angelo. Poco sostenuto dalla gamba, che vedesi con som­ma naturalez­za in­clinata, il Bambino é accolto dal braccio sini­stro della Madre e, la mano destra di Lei, squisita in tutte le sue minute parti, ne sfiora il piede, ma in una posa sì bene ideata e condotta, da dar vita, nel suo insieme, a quel fred­do, insensibile marmo. Splendida é però la testa, espressiva oltremodo, regolarissima nelle linee, viva e parlante: il collo manca di proporzione.................................................................................................

“E’ vero”, dice il Di Marzo, “che la dolcezza, la soavit­à, l’espres­sione che fra i nostri solo il Gagini improntava nelle sue opere, non sono però tra­sfuse in quel mar­mo; le pieghe non sono quelle che tanto morbidamen­te egli sapeva scol­pire. Ma l’insieme di quell’opera, ben­ché manchi la firma, è la prova più certa che si voglia richiedere”.

Messina, lo sappiamo, nella sua storia ha dovuto regi­strare diverse calami­tà naturali e catastro­fi, vedi guerre, dovute all’uomo che con la sua insipienza e pre­potenza ha giocato e continua a giocare sulla vita dei suoi si­mili! Le calamità han­no dato colpi decisivi alle opere d’arte che il Convento di Santa Maria di Gesù Su­periore, con l’annessa Chiesa custo­divano. Il Convento di Santa Maria di Gesù Superiore sorgeva nello spazio anti­stante l’attuale Palestra Comunale di Ritiro, nel punto di confluenza del torrente San Michele e del torrente Badiazza.

La tristemente famosa alluvione del 1854 che sconvolse ogni cosa distruggendo e seppel­lendo tutto ciò che era frutto di secoli, non risparmiò neanche il Convento, lo distrus­se, portando verso il mare o seppellendo la Tom­ba di Antonello da Messina e quella del famoso guerriero Galeotto Badaxi, come la famosa statua della Vergine col Bambino, attribuita ad Antonello Gagini. Ma ciò che le calamità hanno messo a tacere per sempre, la semplicità e la volontà hanno ri­portato alla luce! Si deve infatti alla sempli­cità di un frate e alla volontà (...) degli abitanti di Ritiro se nel 1898 fu ritrovata la statua della Madonna col Bambino, dopo 44 anni di sepoltura.............................................................................................................................

Altare Maggiore

Chiesa Santa Maria di Gesù Inferiore
 

Piccolo Altare

Chiesa Santa Maria di Gesù Inferiore
 

Biografia del giovane frate

Paolo Bonaccorso, fu Antonino, nacque nel villaggio Ritiro, presso la proprietà Bensaja, borgata Trapani, figlio di contadini e gabelloti dello stesso proprietario. Nella proprietà ge­stita dal padre suo, esisteva una cava di argilla; e a questo giovane figlio fu affidato il compito di trasportare il materiale che si estraeva alle fornaci di Messina per la fabbri­cazione di pentole ed altro, a mezzo di asini. Allo sgridare del padre, rispondeva che non voleva fare quel mestiere bensì preferiva farsi frate, tale era la sua vocazione. Seralmente era in chiesa del Ritiro per assistere alla benedizione, e le domeniche il primo a servire le Messe, quasi quasi non voleva muoversi dal convento, allora gestito dai monaci di San Francesco. Il D’Angelo non se lo fece ripetere due volte, che subito si mise all'opera, sia col guardiano, sia con monsignor Basile, i quali tanto l’uno, quanto l’altro, scrissero al Provinciale dell'ordine, padre Zoboli, il quale accettando la proposta, diede dispo­sizioni di essere assunto come questuante nella chiesa del Villaggio Ritiro, indossando la tunica con solennità; e così fu accolto nell’or­dine, col nome di fratel Antonino, questo avvenne nel gennaio del 1897. Proprio si acquistò in breve tempo la simpatia di tutti e per la chiesa del Ritiro cominciò un periodo di trionfo! Appena un anno che esercitava tali mansioni con fede e preghiera continua, nella sua cella, trasfor­mata, per sua opera, in una piccola Cappella, che sorprendeva tutti quanti lo visitavano. ........................................................................................

Il Frate Antonino, partiti i monaci dal Villaggio Ritiro, fu trasferito al romitorio di Trapani, che con le sue buone qualità, re­staurò e lo donò al culto perché abban­donato; fu autore e promotore per la costruzione della chiesa e convento di Santa Chiara al rione Giostra di Messina e tante altre case religiose. Nel gestire il romitorio di Trapani, in una solennità per la ricorrenza, al termine della festa, nell'aprire la porta del campanile, fu assalito da ladri; difese, sbarrando il passo col candeliere, la porta del campanile, suonò le campane di allarme e i ladri si dileguarono; provato dal terrore se ne ammalò e se ne morì teneramente a soli 33 anni. Questa é la storia pura, vera, sincera, reale, del prezioso gioiello di statua della Madonna di Santa Maria di Gesù, opera del Gagini di Palermo, che all’epoca dedicò alla chiesa del Villaggio Ritiro che si venera oggi nella nuova chiesa.

Messina, Giugno 1924. Dopo l’alluvione del 1854 e quella del 1863 che devastarono il convento e la Chiesa annessa, travolgendo e distruggendo ogni opera d’arte, nel 1886 i frati tornarono e adibirono il grande refettorio del convento a Chiesa, ma il terremoto del 1908 distrusse anche questo. Sulle rovine del terremoto, fu costruita una Chiesa in baracca e, quando i frati andarono via definiti­va­mente, il luogo di culto fu affidato al sacerdote Rosario D’Agostino che fu anche il primo parroco della parrocchia Santa Maria di Gesù eretta canonicamente il 26/7/1921. ...........................................................................................................................

Documento pubblicato da Gioacchino Di Marzo in “I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti”, Palermo 1880, Giovanni Molonia, ibidem, pag. 62.

Si divisero per esempio “huna gradigla” come (…) duj gractalorj (…) huna cukjara di ferru…tri cannistri pichuli (…); ma c’erano anche, in verità, delle brocche e tazze d’ar­gento, collane di corallo, zaffiri e smeraldi, che davano la misura dei redditi realizzati dal pittore con la sua richiestissima eccelsa arte. Ebbene, dopo quest’atto che sembrava sancire e sottolineare la recisione dei suoi legami con la famiglia dei d’Antoni, il testamento del 7 dicembre del 1481, come si diceva, dettato da Giovanna, rivelava un contenuto drammatico, poiché chiedeva che le sue spoglie, ovunque fosse morta, dovevano essere seppellite accan­to il figlioletto, avuto dal secondo marito e deceduto in tenera età, nella chiesa di Santa Maria di Gesù “Inferiore” e se ciò non fosse avvenuto, agli infedeli futuri esecutori testa­mentari, rivolgeva maledizioni da “mavara”: (…) ................................................................................................................................

Capitolo Quarto Studi contemporanei sulla   Tomba di Antonello

In un video del 22 Ottobre 2007 

Intervista al Professore Angelo Raffa, il quale dichiara che si trovava insieme al Professore Fortunato Pergolizzi quando hanno scoperto una pietra fra quelle murate nella spalletta del torrente sulla quale c’era il simbolo di San Bernardino. Per questo hanno pensato che quello poteva essere il posto della tomba di Antonello; il professore Raffa dice che alcuni contadini gli avevano raccontato che scavando avevano trovato diverse ossa, quindi, sicuramente, doveva essere l’ossuario di Santa Maria di Gesù Superiore. Su questo, il professore Pergolizzi ha scritto un articolo.

Fortunato Pergolizzi

Antonello oltre il visibile”, Editrice Paren­tesi, Messina 2002, pp. 59-60-61. Scrive: (…) viene nel 1481 la controprova fornita dal testamento della vedova di Antonello, l’irre­quieta Giovanna, la quale avendo probabil­mente deciso di convolare a nuove nozze col notaio Nicola Isaia, in data 21 giugno 1479 raggiungeva l’accordo col figlio per la divisione dei beni ereditati dal pittore (…) e si spar­tirono, come suol dirsi, anche i chiodi dei muri con una puntigliosità che potrebbe sembrare eccessiva e da taccagni, ma illumina, in un certo senso, il personaggio di Giovanna, che doveva essere anche di aspetto piacente, dal carattere volitivo e autoritario.

Dalla Biografia di Fortunato Pergolizzi, tratta dal sito “Parentesi on - line“Antonello Oltre il Visibile”

Oggi si dovrebbero, dunque, accelerare i tempi per l'individuazione del sito che Comune e Provincia potrebbero destinare al programmato Osservatorio ed allo stesso tempo fissare i termini della convenzione che leghi l’Associazione "Antonello" alla gestione del­l’Osservatorio. Questa situazione dovrebbe essere risolvibile in tempi brevi per assicurare la sua istituzione fin dal gennaio del 2000. Migliore manifestazione celebrativa per il suo Antonello, Messina non potrebbe avere..............................................................................................................

 Massimo Mastronardo                                                       In un video del 26 Aprile 2008

Massimo Mastronardo intervistato dalla TV. locale T.c.f. dice che in un libro di Giuseppe La Farina del 1840, dal titolo “Mes­sina nell’ottocento”, si sostiene che la sepol­tura di Antonello sia nella Chiesa Santa Maria di Gesù Superiore, dal momento che i frati sono arrivati nella Chiesa Santa Maria Inferiore solo nel 1643, tesi sostenuta anche dell’architetto e storico messinese Nino Trinci­pato, cioè che Antonello è sepolto a Messina e non a Venezia come si vuole fare sapere. Ma vari studiosi ancora si chiedono se trattasi della Chiesa di Santa Maria Superiore o quella Inferiore. Nel testamento di Antonello si indica la Chiesa di Santa Maria Gesù, come punto di sepoltura, senza precisare però, se Superiore o Inferiore.

Ultime dichiarazioni di                                 Massimo Mastronardo pubblicate qui testualmente

Ultima cosa: alcuni studiosi messinesi di­cono che i conventuali scesero a Santa Maria del Gesù Inferiore nel 1453 e che nel li­bro del La Farina dove c'è scritto 1643 c'è un errore di stampa. Io credo che non sia un errore di stampa perché negli Annali del Gallo anche lì c’è scritto 1643; non penso che sia il La Farina che il Gallo in epoche diverse facessero lo stesso errore sarebbe una coincidenza troppo assurda. Così scrive il Gallo negli Annali:........................................................................................................................................................................

Intervista di Franz Riccobono                                                rilasciata al giornale Messinaweb.eu:

La tomba di Antonello c’è a Messina, o no?

Questo è un discorso (…). Mi chiedo perché pur essendo un personaggio famoso, già in vita, nessuno dei nostri analisti, dei nostri storici messinesi ricorda dove vennero accolte le spoglie di Antonello? Evidentemente se leggiamo con attenzione il suo testamento, apprendiamo che lui chiede di essere sepolto nell’abito dei suoi confrati francescani. Quindi avendo fatta una scelta di povertà, di umiltà, chiede di essere sepolto nella fossa comune. Quella scelta diventa irreversibile, nel momento in cui si cerca di rintracciare le spoglie. Ma questo non ha nessuna importan­za. Trovare o non trovare le ossa di Antonello non ledono di un grammo il peso, l’importanza di questa straordinaria figura di Antonello da Messina che rimane il perso­naggio più noto della nostra città.

Ricevo e pubblico integralmente il seguen­te materiale informativo del Professore Ales­sandro Fumia e dello storico messinese Franz Ricco­bono

Dando voce alle fredde carte ancora oggi esistenti, abbiamo ricostruito senza aggiunte, la cronologia più ovvia. Innanzitutto, la tradizione ricorda i Padri Carmelitani, i quali fondarono il complesso di santa Maria del Carmelo; ad essi, succedettero alcune donne che seguivano la regola Cistercense. E proprio queste donne, qualche secolo dopo, vendettero agli Osservanti di san Francesco, il terreno e le rispettive proprietà. Da un atto notarile segnalato nella raccolta (Alibrandi Pergamene at. 51) datato il 2/10/1410, si apprende che il monastero di santa Maria del Carmelo fosse situato presso la contrada “delle Moniali”. L’allusione evocata dal toponimo, sigla la presenza in luogo di più entità religiose, presenti in un limitato contesto territoriale. In seguito al vaglio di altre carte, il nome della contrada è nominato santa Maria la Scala in fiumara san Michele. Il dubbio che si era fatto strada in noi, all’inizio della indagine, svelava una nuova verità, sunto dell’allegorico topo­nimo prima citato...................................................................................................................................................................

Capitolo Quinto               Raccolta di scritti sulla Tomba di Antonello
 

Raccolta di scritti storici nazionali                    sulla presunta tomba di Antonello

 I Maestri del colore 1964 Fabbri Editori Milano nota di Dino Fabbri.

 Dalla Lombardia, il 19 Marzo 1476, Gian Galeazzo Sforza scrive al suo ambasciatore presso la Serenissima perché inviti Antonello a trasferirsi a Milano, quale pittore di Corte e successore di Zanetto Bugatti che è morto poco prima. Ma Antonello non ha ancora completato “La Pala di San Cassiano” e non può lasciare Venezia. Pochi mesi ancora per finire l’opera e poi rientra in Sicilia: il 14 Settembre è di nuovo a Messina. Gli ultimi tre anni sono tutti dedicati alla terra natale; il 14 Febbraio del 1479 fa testamento e qualche giorno dopo muore.

Printing Mondadori, gruppo editoriale l’Espresso, La Grande Storia dell’Arte, Dizio­nari degli artisti n°18, Dir. Prog. Cinzia Chiazzo – Chief Ed. Filippo Meli – Cura Redaz. Giulia Marrucchi – Elisabetta Gallin­gani, 2003.

Nel 1476, Antonello è di nuovo documen­tato a Messina dove rimase fino alla morte.

Rizzoli Skira, Corriere della Sera, i Classici dell’Arte - Presentazione di Raffaello Causa, 2004.

Antonello da Messina muore a Messina, come risulta dal testamento e da alcuni documenti successivi.

Giunti Editore S.p.A. Firenze - Milano. Il Giornale, testo di Marco Bussagli, 2006.

Il 14 Febbraio fa redigere il testamento al notaio Antonio Mangianti, nel quale si dice infermo a letto ma, grazie a Dio, sano di mente. Designa unico erede il figlio Jacobello e usufruttua la moglie Giovanna. Il testo continua con varie disposizioni indirizzate alla figlia ................................................................................................

Tra le ultime Iniziative

Dalla trasmissione "liberi&forti" sulla tele­visione locale T.F.C.: “la pulizia del luogo dove si presume sia sepolto Antonello da Messina è iniziata, malgrado la giornata fred­da e piovo­sa, con in testa il Presidente del Consiglio Comunale Pippo Previti, il Consi­gliere Comu­nale Pippo Ansaldo, Mino Licor­dari, Nino Principato, Enzo Caruso, Michele Pitrone e lo staff di liberi & forti............................................................

Monumento ad Antonello da Messina         Piazza Santa Caterina Valverde

(Opera di Alfredo Correnti donata dall’Archeo Club)

                 


Web in LineaCasella di testo:  

Dal Forum di in TOPIC.it - Italia – Vittorio Sgarbi Rassegna stampa automatica. Edizione del 27 Aprile 2010. Ultimo aggiornamento.

Rosemarie Arena, Messina, Martedì, 27 Novembre 2

Non so se questo messaggio arriverà a Vittorio Sgarbi, ma è un tentativo che voglio fare per non rimanere inerte in una città che è atona di fronte a qualsiasi avvenimento. Da parecchio tempo si discute con tentativi che vengono soffocati da notizie banali e sciocche, si discute sulla tomba di Antonello da Messina, tomba che sarebbe situata in un terreno di proprietà discussa della Chiesa..............................................................................

 Da Tourist Time.it Club Internazionale dei Diritti del Turista: Salviamo la Tomba di Antonello da Messina

 Riportiamo la lettera, inviata alle autorità dal nostro Club, che denuncia lo stato di degrado della tomba dell'illustre pittore Anto­nello da Messina che nella sua città natale non riceve, a nostro avviso, i giusti onori che gli competono. La sua fama arriva fino alla National Gallery di Londra, dove un suo quadro è conservato, eppure il degrado del luogo in cui sono sepolti i resti è enorme, come denunciato anche in un nostro precedente articolo.

Lettera inviata a chi di competenza:

Al sindaco di Messina, Assessori del Settore e Autorità ai Beni Culturali

Siamo certi, in considerazione che l’anno scorso abbiamo registrato ben 1.350.000 visitatori unici, oltre il pacchetto degli stra­nieri, che questa “Vergogna” venga can­cellata dalla casistica degli aspetti sfavorevoli della Città di Messina. Ringraziamo l’Arch. Principato per la Sua dedizione in favore per la ricerca della memoria di questa Area Metropolitana e ci auguriamo che il Principale Rappresentante (Sindaco con i Suoi Assessori) dei 251.600 residenti messinesi, intervenga ad eliminare quanto reiteratamente chiesto e cioè la dignità di una tomba a livello della “Livella”......................................................................................................

 

Antonio - Messina                 Venerdì, 30 Novembre 2007 

Ciao, la tomba di Antonello è ancora un punto da smarcare. (...) Direi che sarebbe bello poter parlare anche di questo nella webconference di www.messinaweb.eu del 9 Dicembre 2007, chiedendo maggiori chiari­menti all’architetto Nino Principato.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Alcune notizie sono state recuperate dalle seguenti pubblicazioni e da internet di pubblica fruizione:
 

INDICE

Casella di testo:  

Prefazione7  Introduzione9  Presentazione11     Premessa15   Capitolo Primo    Il mistero della Tomba di Antonello da Messina17    Capitolo Secondo  Notizie della Chiesa Santa Maria di Gesù “Superiore”27   Capitolo Terzo      Notizie della Chiesa Santa Maria di Gesù “Inferiore”55  Capitolo Quarto Studi contemporanei sulla Tomba di Antonello75 Capitolo Quinto    Raccolta di scritti sulla Tomba di Antonello89   Web in linea97    Bibliografia101

 

 

 

 

 

 

                             

 

 

                                    

E' POSSIBILE RICHIEDERE IL LIBRO DIRETTAMENTE ALL'AUTORE
                                                               

         

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N.B. IL LIBRO QUI PRESENTATO, NON E' COMPLETO, GLI ARGOMENTI SONO RIDOTTI E MANCA DI ALCUNE FOTO (Nel Libro, le Foto sono in B.N.)

                                             

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                           PRESENTAZIONE LIBRO

Alla RICERCA della TOMBA di ANTONELLO da MESSINA"

                                               di BIAGIO CARDIA